Proposte per la formazione iniziale degli insegnanti
Nel precedente post riflettevamo sull'instabilità delle vie di accesso alla carriera dell'insegnamento nella secondaria e nei commenti avete proposto interessanti soluzioni.
🔶 IL COME INSEGNARE
C’è bisogno che sia esplicitamente acquisito, attraverso un percorso iniziale di formazione simile a quello - retribuito - delle scuole di specialità di medicina. E come queste sono divise per discipline a sé stanti, così deve essere immaginato il percorso formativo per chi si accinge a insegnare: non ci possono essere 24 CFU (che comunque dovrebbero essere perlomeno 60) uguali per tutti e amen, perché il modo di insegnare matematica è diverso dal modo di insegnare educazione fisica o arte. Almeno si distinguano le aree!
🔶 NELLA PRATICA?
Da tempo sono in discussione diverse ipotesi:
1) una laurea magistrale (sul modello SFP) curvata sulla didattica seguita da tirocinio abilitante e concorso (il che eviterebbe l’effetto second best, di cui parlavamo)
2) un corso di specializzazione sul campo, retribuito per accedere al concorso.
🔶 MA PARLIAMONE DEL CONCORSO
Sancito costituzionalmente come requisito obbligatorio per l’accesso al pubblico impiego, nel tempo si è sempre più involuto nel famigerato sistema a “crocette”: il nozionismo dei quiz è aberrante e ancora una volta punta sul "cosa" insegnare e non sul come. Solo l'orale sembra poter dire qualcosa dell'attitudine a porgere un argomento in un'ora di lezione.
🔶 E DOPO IL RUOLO?
Una volta di ruolo si finisce di imparare? Altra criticità ampiamente nota riguarda i meccanismi e la fiera dei corsi e corsetti per accumulare punteggio. Né del resto, l’avanzamento di carriera può essere automaticamente basato sull'anzianità e - lasciatemelo dire - sul numero di figli. Deve essere agganciato alla formazione e alle esperienze certificabili: chi si forma e sperimenta acquisisce punteggio e migliora la retribuzione.


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