Narrare il climate change: dare speranza

 



🌳 Nella prima parte abbiamo riflettuto sull’eco-ansia, che nasce soprattutto nei più giovani, sottoposti a un continuo proliferare di notizie negative sulle sorti del pianeta.
Come saltare a piè pari l’allarmismo mediatico e puntare invece sul positivo e sul fattibile?

🌳 Cominciamo da una considerazione di fondo. Siamo ancora in tempo per determinare il nostro scenario futuro: “gli unici ostacoli sono politici e immaginativi.” (Rebecca Solnit) Il futuro lo scriviamo noi, adesso.

🌳 Portiamo esempi di pratiche e esperienze positive: i movimenti e i gruppi ambientalisti crescono in forza, sofisticatezza e inclusività e hanno già vinto molte battaglie, locali, nazionali e internazionali.

🌳 Il positivo è anche insegnare a conoscere e ad amare la natura. “Dobbiamo proteggere, celebrare, ricordare e raccontare la bellezza della natura, altrimenti rischiamo di dimenticarci per cosa stiamo lottando.” (Idem)

🌳 Sottolineare che è insieme che possiamo influenzare il cambiamento. “Meno leader, guru e influencer,
più gruppi, associazioni, movimenti: è così che le persone ordinarie diventano forti e possono influenzare governi e aziende.” (Idem)

🌳 Consiglio per chi non insegna materie scientifiche: “usare la forza delle storie. Per rendere la scienza utile bisogna raccontarla all’interno di una narrazione.” (F. Otto, dell’Environmental Change Institute dell’Università di Oxford e professore associato in Global Climate Science)
Il racconto fantascientifico, per esempio, è un ottimo spunto.

🌱Fonte: @nicolas.lozito newsletter Il colore verde

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